Sabato scorso sulle frequenze degli 87.900 in FM di Radiondarossa di Roma una trasmissione con una compagna appena tornata dalla Palestina sulla
situazione di repressione che Israele sta avendo nei confronti degli
Internazionali. Ascolta
Confessioni choc di alcuni militari-donna israeliani su abusi compiuti da loro e dalle loro unita' in Cisgiordania, la parte
di territorio palestinese ancora sottoposta al controllo parziale dell'esercito dello Stato ebraico, compaiono in un nuovo rapporto
diffuso in queste ore da Breaking the Silence: organizzazione israeliana di attivisti dei diritti umani impegnata da anni a far
luce fra i ranghi delle forze armate. Impiegate in misura crescente in azioni di combattimento o di prima linea, le soldatesse
ammettono - in alcuni casi - di aver partecipato o assistito a episodi di cui oggi si vergognano e che contrastano con i loro valori
e con gli stessi principi insegnati nelle scuole militari. Si parla di atti di umiliazione
o di pestaggi palestinesi compiuti solo per mostrarsi ''piu' dure'' dei commilitoni maschi, del brivido provato da qualcuna
nel poter schiaffeggiare impunemente un ragazzo arabo, ma anche di una mano rotta a un ragazzino fermo a un posto di blocco. E
persino - lo racconta una ragazza che e' stata in servizio nelle Guardie di Frontiera - di un bambino di 9 anni ferito a morte da
un colpo sparato cosi', alla cieca. Tutti casi che Breaking the Silence - organizzazione piu' volte criticata dall'establishment politico israeliano -
continua a chiedere al governo e allo stato maggiore di approfondire.
I giornali in lingua ebraica hanno
riferito e commentato con preoccupazione nei giorni scorsi le proteste
(non violente) contro il muro in Cisgiordania e le occupazioni (da
parte dei coloni) di case arabe a Sheikh Jarrah (Gerusalemme) che
mettono dalla stessa parte attivisti palestinesi, israeliani e
stranieri e riscuotono crescenti consensi internazionali.
To the brothers and sisters of Deheishe camp,
Though we might not know each other well our eyes have met as we walked beside you through the alleys of the camp.
Though we might not know your personal histories, we do know the painful history of the Palestinian people.
We know you dignity and your anger and support the daily struggle you wage against all forms of oppression.
We have learned of the last violent incident when of power have injured some of your brothers from the camp and we wish to reiterate our unconditional support to all who unrelentingly resist repression.
Our affectionate hug goes mainly to Nidal, a brother to some of us, someone others should meet and to learn his courage and his smile. We carry his smiling determination in our hearts, in our struggle. Our paths will cross again, because without your freedom we will never be free.
From Rome with solidarity Against apartheid, let's tear down every wall!