Convoglio solidale a Gaza, adesione de La PIRATA:

“E nell’epoca attuale, la volontà che vuole imporre il capitalismo è distruggere/spopolare e ricostruire/riordinare il territorio conquistato. Sì, ora le guerre non si accontentano di conquistare un territorio e ricevere il tributo dalla forza vinta. Nella tappa attuale del capitalismo è necessario distruggere il territorio conquistato e spopolarlo, cioè, distruggere il suo tessuto sociale. Parlo dell’annichilimento di tutto quello che dà coesione ad una società.”
(Subcomandante Marcos, Lettera a Luis Villoro, gennaio-febbraio 2011)
In un mondo che, grazie alla guerra globale permanente e allo Stato d’eccezione fatto norma, si assomiglia sempre di più per gli scenari di conflitto innescati e fomentati ad arte e dall’alto, vogliamo ribadire il gesto umano e resistente della solidarietà, ovvero la scelta di mettere in gioco i nostri corpi nei territori e con le popolazioni invase, saccheggiate, sfruttate e disprezzate.

Animiamo i collettivi: Nodo Solidale (Italia e Messico), Collettivo Zapatista “Marisol” di Lugano (Svizzera), Nomads dell’XM24 (Italia). Insieme formiamo la PIRATA, ossia la Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomia. Siamo parte del movimento globale anticapitalista e per questo aderiamo alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’EZLN.

La PIRATA, come gesto di azione resistente e solidale, aderisce attivamente al Convoglio Restiamo Umani (CO.R.UM.) che partirà per Gaza, Palestina, il prossimo 11 maggio. Il 15 maggio la presenza del convoglio nella Striscia coinciderà con il 63° anniversario della nakba, la catastrofe dell’arrivo e della fondazione dello Stato d’Israele, momento in cui sono previste intense mobilitazioni dei e delle palestinesi. Inoltre il 15 maggio sarà un mese dal brutale omicidio di Vittorio Arrigoni, Vik, e vogliamo essere lì, dove ha vissuto, lottato ed è morto, per ricordarlo nella maniera più viva possibile.

Perché?

Perché pensiamo che “restiamo umani” quando i nostri corpi trapassano le frontiere imposte dall’alto, quando sfidano i dispositivi di sicurezza e le armi che proteggono fortezze e tesori, ossia il furto del plusvalore che produciamo. “Restiamo umani” quando ci scolliamo dal metro quadro che ci hanno assegnato e cominciamo a parlare, a toccare i/le nostr* vicin*, spezzando la paura, il silenzio, l’atomizzazione delle relazioni sociali.Quando poi ci incordoniamo con l’altr@, con la diversità, e senza perdere la nostra natura sommiamo le qualità e le esigenze altrui alle nostre. In poche parole: pensiamo di costruire un fronte solidale che comincia con i piccoli gesti, gli stessi che moltiplicati creano le grandi rivolte, fanno tremare i potenti e cambiano il corso della storia.

Perché a Gaza?

Perché, come diceva Vittorio Arrigoni, “La Palestina può essere anche fuori l’uscio di casa”. Questa volta è necessario dimostrare alla popolazione di questa striscia della Palestina che non sono soli, che nè i bombardamenti, nè gli omicidi mirati possono fermare i movimenti sotterranei che uniscono le dignità ribelli dei mille altrove del pianeta. Andremo a Gaza attivamente, a stringere lacci politici, a costruire progetti di comunicazione indipendente, a farci travolgere dall’energia creatrice dei giovani e delle giovani che la popolano. Gli stessi che hanno già gridato: “Vaffanculo!” a tutte le forme di sopraffazione sulla loro vita, in un manifesto politico che appoggiamo pienamente:

Manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento!

Le politiche segregazioniste dello Stato sionista di Israele sono un laboratorio in scala intensiva di tutte quelle pratiche divenute comuni nell’attuale (dis)ordine mondiale imposto dal neoliberismo. La differenza tra il Messico para/militarizzato di Felipe Calderón (con quasi 40.000 morti ammazzati in 5 anni), la Palestina martoriata (con attualmente 5716 prigionieri politici), conquistata e sfruttata dai sionisti, e le crociate contro i migranti in un’Europa sempre più precaria e vigilata da milioni di telecamere è solo il grado di orrore che la macchina perversa del Capitale imprime. I dispositivi ideologici, economici e militari sono gli stessi, a volte sono le stesse imprese quelle che producono le armi o controllo, beneficiando poi della ricostruzione sulle macerie. In questo senso, svelate le quotidianità diverse, notiamo che Gaza è Roma o Parigi, Gaza è Ciudad Juarez, Guerrero, Oaxaca e Chiapas.

O dobbiamo aspettare 1400 morti in un bombardamento nelle nostre città – come a gennaio 2009 a Gaza – per rendercene conto?

Noi non vogliamo mai più bombardamenti e stragi, a Gaza, in Libia, nelle periferie e nei cantieri delle nostre metropoli, nel Mar Mediterraneo e nel deserto di Sonora. I nostri corpi, per quel poco che possiamo fare, vogliono rompere il Nord e il Sud che c’hanno imposto, ribadendo il diritto inalienabile che hanno i popoli di ri/conoscersi e, nelle differenze, lottare contro le cento teste del nemico comune: il neocolonialismo, il neoliberismo, il patriarcato, il razzismo, l’accumulazione sfrenata di denaro, lo sfruttamento del lavoro altrui, la distruzione e il saccheggio della Terra. Il capitalismo e le sue derivazioni, insomma.

Come La PIRATA parteciperemo fisicamente e attivamente al Convoglio “Restiamo Umani”, raccontando quello che vedremo, con video, articoli e materiali audio. Cercheremo il più possibile di veicolare le informazioni e le analisi in italiano, spagnolo e – speriamo – in altre lingue. Per chi voglia appoggiare nella diffusione, nelle traduzioni o entrare in contatto per il materiale, può scriverci alla seguente mail lapirata@inventati.org o visitare i siti dei collettivi che formano questa Piattaforma:

Nodo Solidale – http://www.autistici.org/nodosolidale
Collettivo Zapatista “Marisol” di Lugano- http://czl.noblogs.org/
Nomads – http://nomads.indivia.net/

Facciamo appello ai movimenti sociali in Italia, in Europa, all’Altra Campagna in Messico e alla Sesta Internazionale a stare attenti a quello che possa succedere, a rompere l’assedio di Gaza e della Palestina nelle forme e i modi che ognun@ ritenga opportun@, perché nella guerra del neoliberismo contro l’umanità, noi che lottiamo in basso e a sinistra stiamo tutt* nella stessa trincea.

Qualcuno disse che “le rivoluzioni sono la locomotiva della storia”. Noi vorremmo aggiungere che la solidarietà organizzata e dal basso, è il motore di questa locomotiva… e di questo convoglio.

Resteremo umani.

La PIRATA, 10 maggio 2011

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