Egitto: distrutto il muro dell’ambasciata israeliana

Ha portato tre morti e più di mille feriti l’assalto all’ambasciata israeliana a El Cairo avvenuta questa notte. Il concentramento per il “venerdì del ritorno sulla strada giusta” a piazza Tahrir era iniziato con un profilo molto basso visto che le presenze all’ora di pranzo  non superavano le 3000 persone. La Fratellanza Musulmana ha fatto di tutto per boicottare questa mobilitazione contro l’Esercito, tanto che la piazza era palesemente divisa in due, una parte più laica e una più religiosa.

Poco dopo pranzo da Zamalek, da Giza, da Talaat harb, molti sono stati i cortei che son confluiti nella piazza centrale, tutti estremamente affollati, rabbiosi e decisi ad arrivare agli obiettivi prefissati. Una volta colmata la piazza ci si è divisi in diverse direzioni: molti verso l’Ambasciata israeliana, poi il Ministero dell’Interno e il palazzo di Giustizia.
I nemici del popolo di Piazza Tahrir oggi sono stati tutti spudoratamente presi d’assalto.
Davanti l’ambasciata Israeliana, grazie ai nuovi freschi accordi di sicurezza siglati tra Egitto ed Israele, si ergeva un muro nuovo di zecca costruito dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che è stato assaltato da migliaia di persone, alcune delle quali dotate di martelli che in poco tempo lo hanno completamente distrutto. Non solo, diverse persone si sono arrampicate sull’edificio per sostituire le bandiere israeliane con quelle palestinesi, una persona è riuscita ad entrare dentro l’ambasciata e a far volare diverse carte dalle finestre. L’ambasciatore e la famiglia sono dovuti scappare. La rabbia dei manifestanti è stata sedata solo all’alba, dopo tre morti e più di mille feriti.

La piazza lo sa. La caduta di Mubarak non ha portato alla caduta di tutto il suo regime che è ancora li a governare. La gente continua a vivere in condizioni pessime, in sei mesi sono nati ben 90 sindacati di operai, centinaia sono le persone imprigionate o con processi in corso  per manifestazioni e scioperi. Per non parlare della politica estera. Il 19 agosto scorso l’esercito israeliano è entrato in territorio egiziano dalle parti di Taba uccidendo, in circostanze ancora da chiarire, otto soldati egiziani; il valico di Rafah continua a rimanere chiuso, portando sempre di più all’esasperazione la situazione a Gaza, dove i palestinesi continuano a vivere in una prigione con un embargo che dura da anni. Il tutto a 20 giorni dalla votazione all’Onu sullo Stato Palestinese.
Non va sottovalutato neanche il ruolo della Turchia, fattosi sempre più minaccioso contro Israele in seguito all’uccisioni lo scorso anno di nove cittadini turchi sulla Mavi Marmara, nave diretta proprio a Gaza. E’ di pochi giorni fa la notizia che la Turchia ha espulso l’ambasciatore israeliano dalla propria terra, parallelamente il primo ministro Erdogan si recherà nei prossimi giorni in Egitto, Tunisia e Libia. Tre paesi che hanno cambiato i propri regimi e che tra poco avranno delle elezioni.Tre paesi dove la piazza e la sua voglia di cambiamento è molto forte. Staremo a vedere se in chiave laica oppure se la fratellanza musulmana riuscirà a prendere diversi seggi.

Per approfondire da Radiondarosa

Un giornalista egiziano

una redattrice della radio fa la cronaca della nottata

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