I prigionieri palestinesi sono il cuore della resistenza dal 1965

Intervista a Khaled Shahrour, militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, detenuto per 18 anni nelle carceri sioniste. Tratto da rebelión.org traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

– Ci puoi raccontare le cause della tua detenzione, le accuse in base alle quali ti incarcerarono?
In realtà le accuse furono tre. Continua a leggere

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Nel mirino di Lieberman

Tratto da Internazione di Amira Hass

Ho accettato controvoglia l’invito a una colazione nella residenza dell’ambasciatore francese a Tel Aviv per festeggiare l’anno nuovo. Curiosità antropologica. Non capita tutti i
giorni di vedere deputati e giornalisti di primo piano che si scambiano pettegolezzi. Ho
riconosciuto un paio di deputati, gli altri me li ha indicati il mio collega Gideon Levy.
“È arrivato il momento di migliorare i miei rapporti con i rappresentanti stranieri, nel
caso un giorno dovessi chiedere asilo”, ho detto scherzando a un’addetta dell’ambasciata,
che però non ha sorriso. Devo aver fatto una battuta infelice. Continua a leggere

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Ai Castelli per la Palestina

Diffondiamo anche noi l’iniziativa dell’ Assemblea di solidarietà per il popolo palestinese -Castelli-  che si terrà mercoledì 20 gennaio, a Genzano (Rm).
Con la presentazione del dossier sui rapporti economici Italia-Israele  si rilancerà la campagna di boicottaggio.
Per maggiori informazioni, visitate anche il blog castelliperlapalestina.noblogs.org
Boicotta Israele, Rifiuta l’Apartheid!

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Finmeccanica e Israele

Dossier su FinmeccanicaMettiamo in evidenza il dossier “Una piovra artificiale”.
Documento sul ruolo di Finmeccanica nel controllo dei nostri territori e nelle relazioni internazionali tra stati assassini, pubblicato da chi cura il blog “Rompere le righe. Contro la base di Mattarello, contro la guerra”. Con l’idea che il lavoro d’inchiesta possa indirizzare la nostra rabbia nei confronti di chi non dimostra semplicemente complicità con l’occupazione sionista, ma si arricchisce nel quotidiano massacro considerando  la terra di Palestina come il proprio laboratorio di sperimentazione. Continua a leggere

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Diario verso l’anno nuovo

Siamo partit* in quattro di Free Palestine Roma ma all’aereoporto di Tel Aviv due di noi sono stati fermati e successivamente rimpatriati con un’espulsione per 5 anni. L’arbitrarietà e l’arroganza con cui questo è avvenuto sono tipici di Israele. La motivazione è stata che una dei due era stata già stata espulsa in aprile (cosa non vera perchè era stata fermata a casa di una signora sotto sgombero, ma aveva ricevuto solo un’ammonizione a stare fuori da quella zona per una settimana ma non un’espulsione) e per lui perchè viaggiavano insieme. Continua a leggere

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Gernika Palestina

Dai Paesi Baschi un murales raffigurante il Gernika sul muro di Aida Camp a Betlemme in Palestina. Dopo pochi giorni l’esercito israeliano è arrivato all’interno del campo e l’ha camcellato.

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Ancora demolizioni a Gerusalemme

Un ex hotel nella Gerusalemme araba Shepherd Hotel a Sheikh Jarrah è stato demolito per far posto a una ventina di appartamenti destinati ai coloni ebrei. “Israele non ha il diritto di edificare a Gerusalemme Est, e tantomeno in qualsiasi altra area dei territori palestinesi occupati nel 1967”, ha aggiunto il portavoce dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Nabil Abu Rudeina, che ha esortato Washington a intervenire presso l’alleato in Medio Oriente.

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Dalla Palestina per Mario

Contro il carcere giorno dopo giorno…

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Israele utilizza la Palestina come campo di sperimentazione per armi “poco letali”

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In quest’articolo si cerca di capire quale siano le relazioni economiche fra l’industria della sicurezza israeliana e quella statunitense e inglese. La West Bank e Gaza sono zone in cui vengono sperimentate armi e strategie di repressione riapplicate successivamente dai singoli stati nei loro territori e nelle loro guerre al fantomatico terrorismo. E’ quindi sempre più palese che la complicità delle compagnie multinazionali  alla repressione e all’oppressione che lo stato di Israele agisce, ha un impatto globale.

La sera del 31 dicembre 2010 mentre la maggior parte del mondo esultava per la presenza di più di 1000 persone alla manifestazione nel villaggio di Bil’in contro l’occupazione israeliana delle loro terre, l’esercito sparava sui dimostranti e le dimostranti che vi partecipavano gas lacrimogeni e proiettili di gomma che presumibilmente non sono mortali ma che hanno soffocato e ucciso la trentaseienne Jawaher Abu Rahma.

Da Bil’in viene riportato che i soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni “dal momento in cui hanno visto la manifestazione avanzare”. [1] “E’ ovvio che, per l’esercito, la semplice presenza di manifestanti disarmati è una buona ragione per utilizzare armi chimiche contro di loro” – hanno poi aggiunto.
Bil’in: simbolo della resistenza popolare.

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500 Milioni di dollari alle colonie

Fonte: http://www.nena-news.com

Il Parlamento israeliano assegna agli insediamenti ebraici in Cisgiordania 2 miliardi di shekel, circa 564 milioni di dollari. Lievitano anche i fondi stanziati per la protezione dei coloni a Gerusalemme Est: 800 dollari per ogni settler.

Due miliardi di shekel, circa 564 milioni di dollari: è quanto andrà alle colonie illegali della Cisgiordania, alla loro costruzione, ai servizi, ad investimenti per la sicurezza dei coloni. Lo ha deciso il nuovo piano finanziario stilato per il 2011-2012 dal parlamento israeliano, annunciando anche la costruzione di altre 200 unità abitative in uno dei più grandi insediamenti, Ma’ale Adumin, a cui verranno destinati 58 milioni di shekel, con una aggiunta di altri 31 milioni di NIS per il 2012. Sempre nel 2011, 500 nuove case saranno costruite ad Har Homa,  la gigantesca colonia che Israele sta costruendo dalla metà degli anni  ’90 tra Gerusalemme Est e la cittadina palestinese di Beit Sahour, ai piedi di Betlemme, per cui sono stati stanziati circa 238 milioni di NIS nei prossimi due anni. Continua a leggere

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