Notte di attacchi razzisti a Tel Aviv contro i/le migranti africani/e

foto via @activestills Activestills.org

Abbiamo già raccontato altri episodi e pensiamo si tratti del quotidiano anche grazie ad una retorica razzista spaventosa che riconosciamo perfettamente da questa parte del Mediterraneo, nel “nostro bel paese” che nelle cerimonie dice di aver chiuso con i mostri del passato.
Anche il dominio coloniale di Israele usa il razzismo per oliare l’ingranaggio e si avvale di una struttura piramidale per controllare la popolazione.

Mentre il governo israeliano annuncia e si prepara ad una “deportazione di massa ” (finalmente un termine capace di richiamare alle peggiori pagine della storia europea recente) nelle strade di Hatikva, quartiere di Tel Aviv, risuonano grida vergognose: “La popolazione vuole vedere i Sudanesi deportati”, “Infiltrati fuori da casa nostra”, “Questa non è l’Africa”, “basta chiacchiere, iniziamo le espulsioni”.
Se aiuta a realizzare quello che è accaduto questa notte, abbiamo già pubblicato in passato un video sottotitolato con dichiarazioni simili.

Ma si affrettano a spiegare che NON E’ RAZZISMO e che “il problema è che siamo diventati una minoranza nel nostro quartiere e i sudanesi sono la maggioranza”
Intanto però, Miri Regev, del partito Likud che siede in parlamento, definisce i sudanesi (termine utilizzato per definire qualsiasi africano) un cancro e dopo il comizio di Michael Ben-Ari si accende la folla.

Negozi di commercianti migranti nati/e in Eritrea assaltati, macchine con finestrini infranti, caccia all’uomo/donna nelle strade con pestaggi e rastrellamenti, odio puro tra festeggiamenti vomitevoli.
In attesa di ricostruire meglio ciò che è accaduto, ascoltare le testimonianze e la rabbia della comunità africana, vi lasciamo ad alcuni frammenti di video che abbiamo trovato in rete.

Manifestazione razzista contro i rifugiati nel quartiere di Hatikva

Not Racist? May you be raped!
In questo video una donna coraggiosa sceglie di prendere parola contro una dimostrazione pubblica di odio razziale. Con la voglia di schiacciarla e di riconsegnarla al silenzio complice, alcuni/e schifosi/e le gridano pesanti insulti sessisti e le augurano di essere stuprata. A voi la sfortuna di assistere ad uno sfogo di così nobili valori…

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