Roma: flashmob contro Carmel Agrexco


I territori palestinesi in Cisgiordania sono ridotti a pochi fazzoletti di terra isolati tra loro da check point, basi militari, colonie, piantagioni e dal “muro della vergogna”, tutto illegalmente costruito da Israele sulle terredei palestinesi. La popolazione di Gaza è stremata da quattro anni di assedio e dai continui bombardamenti.
NON compriamo i frutti dell’apartheid israeliana! In Europa è in corso una campagna di boicottaggio contro l’AGREXCO,
la principale società di esportazione dei prodotti israeliani: il 70% dei prodotti delle colonie illegali viene esportato dall’Agrexco sotto il marchio CARMEL.
Dall’estate 2009, le navi dell’Agrexco approdano al porto di Vado Ligure (Savona), facendo del territorio italiano un collegamento essenziale per distribuire i prodotti agricoli delle colonie israeliane in tutta l’Europa del sud.

NON COMPRARE pompelmi, melograni, avocado, mango, datteri e altri prodotti israeliani. Occhio ai marchi Carmel, Jaffa e alla provenienza israeliana!

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La lotta dei giovani palestinesi raccontata dal gruppo “5 Giugno”

Il gruppo “5 Giugno” è un gruppo non ufficiale di ragazzi palestinesi che chiedono la fine delle divisioni interne tra fazioni e partiti palestinesi. Questo gruppo non ha una leadership, tutte le opinioni sono rispettate, tutte le proposte vengono accolte, valutate e messe in opera con l’approvazione di tutti. Continua a leggere

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Il 15 marzo 2011 è palestinese anche a Roma

Pubblichiamo interamente il comunicato dei giovani palestinesi a Roma appartenenti al gruppo AE’DUN. Il comunicato racconta la giornata di ieri in città a seguito della convocazione di un presidio davanti la sede della delegazione generale dell’OLP a Roma.

Roma, 15 marzo 2011
Noi GIOVANI PALESTINESI del gruppo AE’DUN, in coordinamento con i movimenti giovanili in Palestina e nel resto del mondo, abbiamo allestito MARTEDÌ 15 MARZO 2011 ALLE ORE 12:30 un PRESIDIO PERMANENTE presso la sede della Delegazione Generale dell’OLP in Roma, ALLO SCOPO DI RIBADIRE L’IMPEGNO INDEFESSO VERSO LA NOSTRA LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE, LA LIBERAZIONE NAZIONALE, L’ABBATTIMENTO DEL REGIME ISRAELIANO DI APARTHEID E IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI PALESTINESI. Continua a leggere

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Tra resistenza e repressione: il 15 marzo 2011 dei giovani di Gaza

Mentre i caccia F16 israeliani continuano a lanciare missili su gaza, facendo morti e feriti come sempre, le manifestazioni di ieri, organizzate dai giovani palestinesi per la fine delle divisioni interne, hanno avuto bruttissimi risvolti. La polizia di hamas, e’ arrivata con bastoni e manganelli e ha iniziato un duro pestaggio dei manifestanti, che erano concentrati davanti all’universita’.

Gia’ dalla mattina, nonostante la garanzia di protezione e autorizzazione della manifestazione dei giovani, le forze di sicurezza di hamas hanno obbligato i dimostranti a spostarsi dalla piazza del “Milite Ignoto” dove era stato dato l’appuntamento.
In serata poi sono scoppiati gli scontri fra polizia e manifestanti lungo Talateen street, la strada principale di Gaza, e davanti all’Universita’, dove  centinaia di ragazzi e ragazze  sono stati feriti.
Molti di loro sono stati ricoverati per fratture, la maggioranza sono donne.  Fuori dall’ospedale jeep della polizia hanno arrestato i contusi mano a mano che venivano rilasciati dal pronto soccorso. Sono state sequestrate le telecamere ai giornalisti presenti
Samah Ahmed, giovane giornalista di Gaza, è stata accoltellata alla schiena durante l’assalto.

Questa mattina, mercoledi, i ragazzi/e hanno continuato con il presidio, cosi come si erano proposti, pacificamente ma ad oltranza, per arrivare ad un risultato sulla questione dell’unita’ nazionale. Anche questo non e’ stato permesso, sono state bruciate le tende e sono continuati gli scontri. A quanto ci riferiscono alcuni contatti in loco, Hamas sta effettuando arresti e cercando gli organizzzatori della manifestazione e del movimento GYBO (Gaza youth breaks out).

In attesa della nostra pubblicazione, per visualizzare le foto della demo a gaza su facebook:
http://www.facebook.com/home.php#!/photo.php?fbid=158412937550366&set=a.158016524256674.34096.100001449827534&theater

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Libero Abdallah Abu Rahme, la resistenza popolare continua

da popularstruggle.org e nenanews
Dopo 16 mesi di carcere, lunedì 14 marzo 2011, è tornato in libertà Abdallah, freedom figther di Bil’in!
Ad agosto Abu Rahme venne giudicato «colpevole» di aver organizzato «manifestazioni illegali» e per «incitamento». Ma fu ritirata l’accusa più grave che gli era stata rivolta al momento dell’arresto: il possesso di armi e l’aver tirato pietre. Un’accusa motivata dal fatto che Abu Rahme ha raccolto,  per testimoniare la violenza e i mezzi usati dall’esercito israeliano per reprimere le proteste, i candelotti usati di gas lacrimogeno e i proiettili di gomma lanciati ai manifestanti dai soldati.

Rilasciato prima della scadenza dell’intera pena che la Corte Militare gli ha riservato,  rischia di ritornare in carcere qualora partecipi o organizzi manifestazioni nel villaggio o dica qualcosa che le autorità israeliane possono bollare come incitamento. La risposta di Abdallah alla repressione in gabbia è chiara fin dai primi secondi di libertà: “Dopo il mio rilascio, non ho nessuna intenzione di andare a casa e di stramene seduto con le mani in mano. Imprigionandomi, sono stato abbastanza a lungo in silenzio. La nostra è una causa giusta, è quella che si batte per la libertà e l’uguaglianza, e intendo continuare a lottare per questo come ho fatto in passato.”
Di seguito il video girato dal comitato popolare di Bil’in al momento del rilascio: Continua a leggere

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Israeli Apartheid Week 2011: azione BDS a Roma

Quest’anno siamo arrivati/e alla settima edizione della settimana di mobilitazione mondiale contro l’Apartheid israeliano.
Numerose iniziative stanno prendendo vita in questi giorni, in solidarietà alla popolazione palestinese e contro l’economia coloniale israeliana. Per informarsi e partecipare visita il sito: apartheidweek.org
Di seguito il comunicato stampa delle realtà che sabato 12 marzo hanno invaso un mercato importante nella città di Roma dando vita ad un’iniziativa colorata e comunicativa. La solidarietà è un’arma, scarica e diffondi il volantino distribuito al mercato, segui le le iniziative di solidarietà attiva, inventa anche tu nuove azioni di boicottaggio.

COMUNICATO AZIONE BDS

Nell’ambito della Campagna BDS, all’interno della Israeli Apartheid Week, una sessantina di attivisti ha dato vita ad un flashmob al mercato coperto di Piazza Vittorio a Roma per promuovere il  boicottaggio dei prodotti israeliani, in particolare di quelli provenienti dalle colonie israeliane nei Territori Palestinesi  occupati. Gli attivisti hanno messo in scena una coreografia colorata ed ironica cantando sulle note  di Mambo Italiano, “Noi lo boicottiamo il Mango Israeliano”, i prodotti Carmel Agrexco sono una “Produzione illegale del sistema coloniale”,   invitando  i clienti a “Boicottare il Made in Israel”.
L’accoglienza dei clienti del mercato è stata ottima tanto che gli attivisti hanno replicato il flashmob sia all’interno del mercato che nello spazio esterno, dove sono stati accompagnati dalla Titubanda, una banda di strada. Anche i commercianti si sono dimostrati interessati alla campagna e disponibili a supportare il popolo palestinese.

Stop Agrexco Roma, Free Palestine, Malamurga, Titubanda,
Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese


							
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16-17-18 marzo: resiste Palestina

3 giorni di resistenza parlando di Palestina. In ricordo di Rachel Corrie.

Mercoledì 16 marzo ore 17 L.go delle Sette Chiese “Seminiamo libertà” un fiore per Rachel Corrie attivista statunitense dell’I.S.M. uccisa a Rafah il 16 marzo 2003 da un buldozer israeliano, mentre cercava di impedire la demolizione di case palestinesi. Messa in posa dell’ulivo donato dall’associazione…..

ore 19 @ Csoa La Strada via Passino 24

incontro con la rete romana per la palestina, inziative in corso e progetti
ore 20 apericena palestinese
ore 22 proiezione in anteprima italiana del film “Rachel Corrie” di Simon Bitton sottotitolata in italiano. A seguire djset Resistente.

Giovedì 17 marzo ore 18
incontro con free palestine, racconti dalla palestina e progetti. Collegamento con Mariam Abu Daqqa da Gaza,  presidente della Associazione “Palestinian Development Women Studies Associations”, compagna del Fronte Popolare di Liberazione della palestina, conduce diverse battaglie nella Striscia di Gaza, per la liberazione dall’occupazione, per la liberazione delle donne, per la liberazione dei detenuti/e politici in israele da Gaza
ore 20 apericena palestinese
ore 21 Teatro Narramondo – “LA TANA DELLA IENA”. Storia di un ragazzo palestinese
dal libro “la tana della iena” di Hassan Itab con Carlo Orlando musiche in scena Simone Martino

Venerdì 18 marzo ore 18
incontro con la comunità palestinese di Roma
ore 20 cena palestinese
ore 22 music for palestine

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L’8 marzo delle donne in Palestina

Sfidando tutte difficolta imposte dai sionisti, uscite in strada per cantare ed urlare ad alta voce i propri diritti, l’8 marzo davanti al checkpoint di Kalandia, il giorno della forza.
La loro voce e arrivata fino le scale della porta di Damasco, armate d’amore per la Palestina, sfoggiando fiori e bandiere palestinesi, egiziane, libiche e tunesine. Urlando “no alla divisione”, “si alla caduta di Oslo” e slogan che hanno ricordato agli abitanti di Gerusalemme che la loro citta è in pericolo, la colonializzazione la sta uccidendo: lo sfratto degli abitanti, la demolizione delle case, l’arresto dei giovani.

Il corteo di donne, accompagnato dalla folla fino alla strada di Salah El Din, è stato il più grande dopo molto tempo.
Proprio nella strada di Salah El Din si sono aggiunti altri giovani alla manifestazione e dopo poco le donne palestinesi si sono scontrate a mani nude contro i soldati israeliani.
Durante la manifestazione le donne di Gerusalemme non si sono mai dimenticate le donne del mondo arabo, hanno portato avanti la manifestazione anche per loro, urlando la loro complicità con le rivoluzioni arabe. Speriamo di esserci avvicinati un passo in più alla libertà di tutti i popoli… Tanti auguri alle donne di tutto il mondo. Scritto da Kholoud Abu Tair

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Israele: iniziano le deportazioni di bambini e genitori immigrati

“Siamo tutti immigrati!” è lo slogan della campagna contro la deportazione coatta dei bambini, figli d’immigrati. Uno slogan urlato nelle piazze e nelle strade durante le manifestazioni, uno slogan ripreso dalle tifoserie antirazziste delle squadre di calcio.
In Israele “siamo tutti immigrati” significa molto, tutto, si tratta della messa in discussione del privilegio e della decostruzione delle fondamenta dello stato. Immigrati da tutto il mondo che, appartenendo alla religione ebraica, hanno il diritto alla cittadinanza: è la “legge del diritto al ritorno”. Un diritto che si basa sull’appartenenza religiosa ma che ugualmente non pone tutti sullo stesso piano, Israele deve mantenere una struttura piramidale per controllare e sfruttare.
Popolerai una colonia, una città, un avamposto o un insediamento appena costruito ma sarai sempre e comunque un militare e sarà proprio il grado spillato sulla tua divisa ad attribuirti una posizione nella piramide.

In Israele, il permesso di soggiorno ai lavoratori immigrati viene concesso dall’impresa che compie l’assunzione ed è quindi strettamente legato al termine del contratto di lavoro. Finito il contratto si è obbligati a lasciare il paese perchè la presenza sul territorio è illegale.
Numerose proteste e manifestazioni hanno da sempre accompagnato le intenzioni del governo sionista: la deportazione forzata dei bambini, figli di immigrati, ha mosso l’indignazione dell’opinione pubblica israeliana ma il governo non ha ascoltato le proteste.
L’impossibilità di deportare i bambini ha da sempre bloccato la deportazione dei genitori e quest’ostacolo andava superato: da domenica inizieranno le deportazioni dei bambini e dei loro genitori.
Le immagini del video sono tratte da un telegiornale israeliano e riguardano le gabbie di un centro d’internamento per persone in attesa di deportazione forzata nei pressi dell’aeroporto di Ben Gurion.  Il centro è noto a tutti e tutte coloro che hanno subito una deportazione da parte dello stato sionista ma, per questa nuova misura razzista e oppressiva, le gabbie sono state allestite a “misura di bambino”.
Ecco lo spettacolo orrendo e di seguito la traduzione in italiano di quanto racconta il telegiornale:
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Gli Askatasuna per la Palestina

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