Report: inizia il Summer camp al campo profughi di Aida

Quest’anno il Centro Amal al Mustakbal ha organizzato per la prima volta, un summer camp nell’intento di portare all’interno del campo profughi di Aida solidali di differenti provenienza, coinvolgendoli in una serie di attività che gli permettano di fare una diretta esperienza delle condizioni di vita all’interno del campo e di instaurare una relazione senza la mediazioni di realtà di tipo associativo. L’idea del summer camp nasce anche da un’esigenza di indipendenza economica necessario per avere un’autonomia politica.
Free Palestine Roma ha supportato e promosso la realizzazione del summer camp nella convinzione che sia di fondamentale importanza continuare a garantire una presenza il più possibile costante di solidali all’interno dei territori e di contribuire a diffondere una corretta informazione su quello che avviene nella West Bank, ribadendo così la nostra linea politica che ci trova distanti dalle forme di assistenzialismo che caratterizzano tanta cooperazione internazionale.
Il summer camp si è aperto il 10 luglio con un momento di incontro tra i referenti del centro e il gruppo di solidali, durante il quale i compagni e le compagne hanno in un primo momento raccontato le origini del campo profughi e le difficili condizioni di vita, per poi passare a descrivere la storia e gli obiettivi del centro Amal. La prima giornata si è conclusa con una visita nei luoghi significativi del campo, durante la quale i compagni e le compagne hanno parlato a lungo delle ripercussioni dell’occupazione israeliana sulla vita degli abitanti.
La seconda giornata ci ha visto impegnati con i bambini che frequentano abitualmente il centro e con i quali, insieme agli operatori, abbiamo svolto una serie di attività di animazione. Nel corso di queste attività, alcuni tra i bambini più grandi ci hanno fatto delle domande sulle ragioni dell’appoggio dell’occidente ad Israele.
Questo ha suscitato in noi un certo imbarazzo perchè, nella necessità di fornire una risposta a misura di bambino, ci hanno messo nella condizione di dover ridurre ai minimi termini la questione e questo ha messo in evidenza ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, l’assurdità dell’occupazione.

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