Summer camp: la resistenza quotidiana ad Aida Camp e il corteo di Bil’in

Report quinto giorno
In accordo con i compagni del centro la giornata è stata dedicata a svolgere alcuni lavori all’ interno del campo.
La mattina abbiamo sgomberato il solaio del centro da calcinacci, terra e immondizia che lo occupavano, mentre nel pomeriggio ci siamo dedicati a piantare cinque piccoli alberi in memoria di Amal, nella piazzetta del campo a lei dedicata.  Entrambe le attività hanno coinvolto alcuni dei bambini del centro.

 

Il momento dedicato a piantare gli alberi è stato occasione di scambio e socializzazione tra i membri della comunità e i solidali.

 

Report sesto giorno

E’ venerdì, giorno da anni dedicato alla resistenza contro il muro e l’espansione delle colonie. Partiamo per Bil’in al mattino presto, al nostro arrivo ci accoglie uno dei referenti del comitato popolare che che ci racconta la storia del villaggio, ripercorrendo la vicenda legale che ha condotto proprio nelle ultime settimane ad un grande successo: lo smantellamento di un tratto di muro e il recupero di circa 1000 dunum di terra dei 2300 espropriati dagli israeliani. Al termine dell’incontro ci siamo riuniti in corteo e ci siamo mossi per raggiungere il muro.
In prossimità del muro un gruppo di manifestanti si è ulteriormente avvicinato, scandendo degli slogan. Sopra il muro erano visibili frontalmente sei soldati israeliani e sulla destra si potevano scorgere una decina di persone in abiti civili, presumibilmente coloni.
Dopo pochi minuti ci sono stati i primi lanci di lacrimogeni, a cui alcuni manifestanti hanno risposto con lancio di pietre. Da questo momento il lancio di lacrimogeni si è intensificato. I lanci sono continuati per alcuni minuti sia nelle immediate vicinanze del muro che a lunga distanza. Nel frattempo c’è stata una seconda risposta dei manifestanti con lancio di pietre. Il tutto e’ durato circa mezz’ora dopodichè il corteo ha fatto ritorno al villaggio. Durante le azioni diverse persone hanno subito gli effetti del gas lacrimogeno.
Un manifestente in particolare oltre ad essere stato intossicato, ha subito una distorsione al ginocchio ed è stato prontamente soccorso da un compagno.
Al ritorno il nostro gruppo si è recato presso un centro culturale del villaggio dove si è svolto un incontro con  uno dei membri del comitato di Bil’in che oltre a offrire un’ampia panoramica della lotta del villaggio ha svolto anche una serie di considerazioni sui diversi percorsi di lotta all’interno del comitato stesso.
Tra le considerazioni  di maggiore interesse, quelle riguardanti la natura della resitenza che vede incrociarsi percorsi non violenti e percorsi più militanti. Secondo il suo punto di vista, se i primi hanno l’indubbio vantaggio di accattivarsi l’appoggio di una fetta di opinione pubblica internazionale, è anche vero che storicamente la resistenza palestinese ha adottato pratiche di lotta opposte a quelle non violente e cio’ costituisce una tradizione dalla quale non si puo’ prescindere. Rispetto a cio’ lui sottolinea che la crescente influenza dell’Autorità Nazionale Palestinese ha favorito le pratiche non violente a scapito di metodi piú miitanti, tutto questo è parte del disegno che vuole l’ANP braccio operativo dello stato di Israele all’intero dei territori occupati.
Si conclude parlando dell’importanza del coinvolgimento, a fianco dei palestinesi, degli attivisti internazionali  con considerazioni analitiche rispetto la partecipazione degli attivisti israeliani, la cui solidarietà con la lotta della popolazione palestinese e’ viziata dal fatto che abitano territori da cui i palestinesi sono stati espulsi.

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