Dagli studenti di Gaza assediata

Gaza assediata, 25 Ottobre 2010

Le università ed i centri di ricerca italiani hanno da tempo solidi rapporti con le università e i centri di ricerca israeliani. Per esempio il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha recentemente rinnovato una collaborazione con Israele che prevede 60 mesi/uomo di borse post-dottorali, nell’ambito delle neuroscienze e della fisica degli atomi freddi [1]. Il Laboratorio Europeo di Spettroscopia non Lineare (LENS) ha un laboratorio congiunto con l’israeliano Weizmann Institute of Science che coinvolge in particolare l’università di Firenze [2]. L’università la Sapienza di Roma ha collaborazioni con l’università di Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv per un master in cooperazione internazionale [3]. La scuola superiore sant’Anna e l’università di Pisa hanno rapporti con la Habrew university di Gerusalemme e la Tel Aviv univeristy [4]. L’elenco è molto lungo e questi sono solo degli esempi, non sono certo esaurienti e solo vagamente rappresentativi.
Come ci inseriamo noi studenti palestinesi in questi piani? Come dovremmo credere che rinomate istituzioni accademiche rispettino i loro stessi codici di condotta quando collaborano con istituzioni accademiche israeliane che contribuiscono su vari
fronti alle continue ingiustizie commesse contro di noi ogni giorno?
Proprio quelle istituzioni che rimanevano tranquille mentre il loro governo per tre settimane intorno al capodanno 2009 sganciava bombe al fosforo bianco sopra di noi a Gaza, ammazzava oltre 1443 civili, tra i quali 430 bambini, bombardava i nostri ospedali, strade e ponti e attaccava violentemente il patrimonio delle nostre istituzioni scolastiche?
I fatti parlano da soli: più di 37 scuole primarie e secondarie, tra cui 18 scuole che servivano come rifugio per i profughi interni sono state colpite, l’American International School è stata ridotta a macerie, e 4 edifici dell’università islamica (IUG)
demoliti [5]. L’affermazione israeliana che i laboratori scientifici dell’IUG fossero usati per costruire armi è stata categoricamente smentita dalle prove certe. Continua a leggere

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Boicotta l’acqua Eden Springs

La società Eden Springs Lts sfrutta le sorgenti delle alture del Golan, territorio occupato da Israele, per imbottigliare un acqua non sua ed esportarla in tutto il mondo per trarne profitto. Questo mentre nei territori occupati palestinesi l’acqua scarseggia e quella che c’è viene inquinata dalle colonie. La Eden Springs ha concluso accordi con altri produttori che operano nelle colonie, come Sodastream (colonia di Maale Adounim in Cisgiordania) e la marca italiana Lavazza, specializzata nel caffé e nelle macchine per il caffé. Inoltre la campagna BDS continua a riscuotere successi visto che una municipalità spagnola della provincia di Valladolid, ha deciso di interdire l’acqua israeliana in bottiglia “Eden Springs Lts” da tutti gli edifici municipali. A quando un serio boicottaggio della Lavazza anche in Italia?

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Raccogliere le olive sotto occupazione

Famiglie del villaggio di Qusin hanno le loro proprietà vicino alla colonia illegale di Shave Shomeron. Una di queste famiglie non riesce ad accedere alla propria terra da nove anni per colpa degli attacchi dei coloni e della pressione dell’esercito israeliano. Un’altra famiglia cerca di raccolgiere le olive da 10 giorni ma ogni volta arrivano i soldati a fermarli.
Secondo l’alta corte di giustizia israliana , gli agricoltori palestinesi hanno il diritto di accedere alla loro terra e l’esercito dovrebbe proteggerli. In realtà appena gli agricoltori provano a raggiungere la terra, i soldati li minacciano che comunque li ci sono le violenze dei coloni contro le quali non possono fare nulla.

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Rap per il boicottaggio

“È importante che tutto ciò che succede in Palestina venga connesso con le nostre lotte locali”.

Invincible, aka Ilana Weaver, è un’attivista-rapper che vive a Detroit. Cresciuta per sette anni in quella che chiama “Israel-occupied Palestine” – la parte della Palestina occupata da Israele, comincia a fare musica come una sorta di medicina contro i mali della gentrificazione e dell’occupazione, o, meglio, contro il privilegio bianco a Detroit e contro la violenza dello stato di Israele. Il suo obiettivo attraverso la musica è quello di sostenere e amplificare la voce delle e dei palestinesi. È parte del collettivo composto da sole donne chiamato Anomalies.

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Kifl Haris: i coloni rubano le olive

I coloni hanno attaccato il villaggio di Kifl Haris nella zona di Salfit ed hanno rubato il raccolto di olive, da quanto riferito da testimonianze locali. Molti, infatti, riportano che i coloni dell’insediamento illegale, Ariel, hanno attaccato gli abitanti del villaggio e hanno saccheggiato i loro uliveti.
Nel frattempo, i coloni, appoggiati dall’esercito israeliano, hanno distrutto le aree coltivate di Al-Baq’a, ad est della città di Hebron, come testimoniato dagli abitanti.I contadini palestinesi hanno denunciato un’ondata di attacchi da parte dei coloni sin dall’inizio della raccolta delle olive, ovvero all’inizio di ottobre.
Martedi’ i coloni hanno incendiato le terre coltivate del villaggio di Husan, nella zona sud di Betlemme, e venerdi’ si sono registrati incendi provocati dai coloni a Qalqiliya e Nablus, nel nord della West Bank. Continua a leggere

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Gaza: Viva Palestina finalmente nella striscia

È giunto l’altro ieri nella Striscia di Gaza, attraverso il confine egiziano, uno dei maggiori convogli umanitari destinati negli ultimi anni all’enclave palestinese controllata dagli islamico-radicali di Hamas. Il carico comprende veicoli, attrezzature e 500 tonnellate circa di merci, cibo e medicinali. Ad accompagnarlo – fra scene di esultanza e manifestazioni di benvenuto – oltre 300 attivisti filopalestinesi provenienti da 30 Paesi (in maggioranza arabi) guidati dal vicepresidente del parlamento algerino. Trasportati via mare a bordo di una nave salpata dal porto siriano di Lattakia e di altre imbarcazioni minori – unitesi lungo la rotta – provenienti da Marocco, Algeria, Giordania ed emirati del Golfo, i container sono stati sbarcati nello scalo egiziano di El Arish, da dove hanno poi proseguito via terra verso la Striscia. La spedizione, organizzata sotto le insegne del movimento ‘Viva Palestina’, ha subito notevoli ritardi rispetto alla tabella di marcia iniziale. Dopo aver rinunciato all’idea di sfidare il blocco marittimo imposto da Israele – al contrario di quanto fatto a fine maggio da una precedente flottiglia (a guida turca), fermata al culmine di un sanguinoso abbordaggio costato la vita a nove attivisti – i promotori si erano infatti risolti a passare dall’Egitto, ma in formazione numerosissima. Senonchè le autorità del Cairo avevano bloccato tutto, negando il permesso al transito di una carovana formata secondo la richiesta iniziale da oltre mille persone, fra le quali avrebbe dovuto esserci anche il controverso deputato laburista britannico George Galloway, dichiarato a suo tempo persona non grata in Egitto. Il via libera è scattato dunque alla fine solo dopo ulteriori trattative, la riduzione del numero dei partecipanti e la rinuncia di Galloway.

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L’inondazione di Gush Etzion

E’ veramente uno schifo quello che Gush Etzion, colonia israeliana, fa inondando con migliaia di litri di acque di scarico le terre coltivate di Beit Ommar, villaggio in resistenza contro l’espansione delle colonie e la costruzione del muro. E’ la quarta volta in un anno che questo tipo di attacco viene praticato dai coloni.

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In calo l’export israeliano

Secondo l’Israel Export and International Cooperation Institute, le esportazioni israeliane sono diminuite del 12,5% nei mesi di agosto e settembre rispetto al precedente bimestre giugno-luglio. La diminuzione più accentuata è stata registrata nei settori farmaceutico e high tech, considerati trainanti nel sistema economico locale. Ad avviso degli analisti, il calo nell’export in agosto e settembre è stato causato principalmente dal rallentamento dell’economia a livello globale, nonchè dal continuo deprezzamento del dollaro statunitense nei confronti dello shekel israeliano. Non sarà forse che la Campagna BDS comincia a dare i suoi frutti!!!

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Israele: legge sulla cittadinanza e Stato Palestinese

«L’altra Israele» protesta contro l’emendamento alla legge sulla cittadinanza che in futuro, non appena la Knesset l’avrà approvato, obbligherà i non ebrei richiedenti la cittadinanza a giurare fedeltà ad Israele come «Stato ebraico e democratico». Domenica sera 10 ottobre numerosi accademici, artisti e intellettuali israeliani hanno manifestato davanti all’Independence Hall di Tel Aviv per contestare «la continua erosione della democrazia israeliana». Tra i partecipanti l’anziano pacifista Uri Avneri e l’attrice Hanna Meron. I presenti hanno letto una «Dichiarazione di indipendenza dal fascismo» che afferma: «Uno Stato che impone una punizione a coloro le cui opinioni e credo non si allineano con il pensiero dell’autorità, smette di essere una democrazia e inizia a diventare uno Stato fascista». Gideon Levy, con un editoriale su Haaretz dal titolo «La Repubblica ebraica di Israele», ha ammonito la sua gente. «Ricordatevi questo giorno – ha scritto – da adesso in poi vivremo in un nuovo stato etnocratico, teocratico, nazionalista e razzista». Continua a leggere

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BDS: la Unilever Israel Food lascia i Territori Occupati

Da NenaNews

La decisione della Unilever Israel Food di spostare lo stabilimento della Beigel  and Beigel, una delle più famose aziende dolciarie (produce pasticcini, pretzel e snack) dalla zona industriale Barkan (in territorio palestinese occupato) al’interno dello Stato di Israele, è il risultato delle enormi pressioni subite dalla Unilever International. Il 51% degli utili della Beigel and Beigel sono infatti dal 2001 della Unilever, mentre il 49% resta in mano alla famiglia Beigel (dati Whoprofits.org).  Lo stabilimento della Beigel and Beigel si trova nell’area industriale Barkan, su terra confiscata a diversi villaggi palestinesi da un ordine militare emesso dall’esercito israeliano che nel 1981, dichiarò tutta la zona “terra dello stato”. La Beigel inoltre beneficia dei sussidi con cui il governo israeliano finanzia e sostiene le zone industriali negli insediamenti e ha anche ricevuto fondi governativi per un piano di espansione. Tanto per fare un esempio, il costo degli affitti o dell’acquisto degli spazi adibiti a stabilimento, è circa la metà rispetto a quelli all’interno di Israele. Continua a leggere

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